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martedì 1 ottobre 2013

SENTIRSI VIVI E’ UN’ALTRA COSA

SENTIRSI VIVI E’ UN’ALTRA COSA

Giovanna Galasso
DI GIOVANNA GALASSO
Essere scontenti della vita che si conduce è di per sé un malessere invasivo. Trovarsi nella condizione di sopportare la routine quotidiana, senza mai trovarvi motivo di soddisfazione è come vegetare. Sentirsi vivi, veramente vivi, è un’altra cosa. Sentirsi appagati, realizzati, è una continua fonte di benessere, che fa bene alla mente e al corpo. Trovare nella propria vita anche una sola ragione di soddisfazione vuol dire far germogliare quel seme che noi siamo, sintesi delle nostre qualità umane e delle nostre infinite capacità. Esiste, per ognuno di noi, una strada che porta alla completa realizzazione. I soldi non c’entrano. Non è attraverso i soldi che si raggiunge l’appagamento dei nostri desideri. I veri poveri sono quelle persone che non hanno neppure un sogno da realizzare, sono coloro che vivono della soddisfazione attraverso i beni materiali. Avere un sogno significa credere che abbiamo almeno una possibilità di esprimere le nostre qualità. Credere nel nostro progetto, significa scegliere di vivere secondo le nostre inclinazioni, i nostri talenti, a dispetto di un quotidiano che ci confonde e ci tiene ancorati agli aspetti pragmatici dell’esistenza. Le parole degli altri spesso suonano fastidiose. Le persone che ci ritroviamo intorno, sono quelle che non capiscono il peso della nostra insoddisfazione. Sono pronti a giudicare la nostra espressione insoddisfatta, inquieta, seriosa, senza sapere la ragione profonda. Ci considerano degli alieni, esseri che non sono mai completamente adeguati alle circostanze. Gli insoddisfatti sono così, sempre fuori contesto. Non ridono mai delle battute altrui, le trovano ridicole, per nulla divertenti, e sentono gli altri che sghignazzano, sì, ma come? Ridono di gola, non di pancia. Fingono un divertimento che neppure loro provano. Gli altri sono fintamente adeguati al luogo, alle circostanze. Sono quelli che non hanno sogni e non hanno aspirazioni diverse rispetto alla vita che conducono. Chi invece nutre aspettative, chi sogna, chi desidera, chi pensa di avere un talento inespresso, è in continua lotta con il mondo e con se stesso. Capita, infatti, che pur riconoscendosi delle capacità, non si riesca a dirottare le proprie risorse verso il progetto che si vuole realizzare. La ragione primaria è una scarsa fiducia in se stessi, da cui discende una certa pigrizia mentale, per cui non ci si sente mai pronti a dare inizio al progetto. Si rimanda continuamente il momento dell’inizio. E più si rimanda, più si perde fiducia nelle proprie possibilità. Il momento giusto è sempre il giorno dopo. Si aspetta l’idea, l’ispirazione, la magia di un attimo che illumini la mente. Questo processo fa parte di una ricerca interiore, che porta alla maturazione di un’idea. Ma bisogna stare molto attenti a non farla diventare una scusa per non agire. Ad un certo punto bisogna agire, credendo in se stessi, pur consapevoli che si possono commettere degli errori. Ma questo non è importante. Gli errori si possono correggere strada facendo. L’importante è ad un certo punto osare, lanciarsi, spiccare quel volo tanto desiderato e per il quale si è già sofferto. Nulla di terribile può accadere, rispetto a vivere una vita intera senza averci provato. Una vita dove non si è corso il rischio delle proprie scelte è priva di senso. Non ci si può ridurre a dei parassiti, sperando sempre in qualcuno che dall’alto ci risolva i problemi, o peggio, che ci dia una svolta esistenziale. Non è nell’altro che dobbiamo riporre la fiducia, ma in noi stessi e nelle nostre infinite possibilità. Non sono gli altri che, con un colpo di bacchetta magica, possono cambiare le sorti della nostra vita. E neppure ci si può affidare alla fortuna, troppo vulnerabile. Restiamo noi, con le nostre imperfezioni, con il nostro patrimonio interiore, fatto di esperienze, errori, incontri, tentativi, ad assumerci il rischio delle nostre scelte. Nulla è impossibile se si nutre una profonda convinzione in se stessi.